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	<title>Giovanni Zuccaro &#187; lessig</title>
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		<title>Il futuro delle idee</title>
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		<comments>http://www.giovannizuccaro.it/libri/il-futuro-delle-idee/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 May 2009 12:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[creative commons]]></category>
		<category><![CDATA[lessig]]></category>
		<category><![CDATA[www]]></category>

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		<description><![CDATA[Di questo libro, firmato Lawrence Lessig e pubblicato nel 2001, hanno parlato, tra gli altri, Tim O'Reilly, Mitch Kapor e Bob Yung, alcuni dei più validi sostenitori della cultura dei commons. Un'opera fondamentale per poter capire cosa voglia dire rinunciare ai commons, correndo in contro alle esigenze del copyright e dei diritti d'autore.<p><a href="http://www.giovannizuccaro.it/libri/il-futuro-delle-idee/">Il futuro delle idee</a>, un articolo di <a href="http://www.giovannizuccaro.it" target="_blank">Giovanni Zuccaro</a><br />
&copy; 2010 ~ <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/" target="_blank">Vuoi pubblicare questo articolo sul tuo blog?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 103px"></p>
<div class="mceTemp" style="text-align: auto;"><img class=" " title="Il futuro delle idee" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=01dc39aa6aebfc5523&amp;time=0" alt="Immagine di copertina" width="93" height="147" /></div>
<p><p class="wp-caption-text">Immagine di copertina</p></div>
<blockquote><p><em>Questo libro è una lettura obbligatoria per chiunque sia interessato al futuro dell’information technology e al suo impatto sociale.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: left;"><strong>Mitch Kapor</strong></p>
<blockquote><p><em>E’ il più importante libro mai scritto sulla seria minaccia portata all’innovazione e alla creatività in America e nel mondo.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: left;"><strong>Bob Young</strong></p>
<blockquote><p><em>Chiunque tenga a lasciare un mondo migliore ai nostri figli, deve leggere questo libro.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: left;"><strong>Tim O'Reilly</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La prima pubblicazione è datata 2001, seppure in Italia non si sia vista traccia di traduzione fino al 2006. Feltrinelli ha colmato il <em>gap</em> e reso disponibile il titolo nella sua <em><a  title="Feltrinelli.it - Serie Bianca" href="http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/catalogo/searchresults.html?prkw=serie+bianca&#038;srch=0&#038;Cerca.x=0&#038;Cerca.y=0&#038;cat1=&#038;prm=" target="_blank">Serie Bianca</a><span style="font-style: normal;">, che raccoglie i migliori testi di attualità. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;">Per poter inquadrare il contenuto del libro dalla giusta prospettiva, occorre prima conoscere il suo autore. Lawrence Lessig è un giurista statunitense, docente di legge alla Stanford Law School della <a  title="Stanford University - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stanford" target="_blank">Stanford University</a>, ma, soprattutto, fondatore ed amministratore delegato della Creative Commons nonché consigliere d'amministrazione della <a  title="Electronic Frontier Foundation - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Electronic_Frontier_Foundation" target="_blank">Electronic Frontier Foundation</a>. <span id="more-53"></span>Solo da una delle menti alla base della teoria dei diritti sui </span>Commons<span style="font-style: normal;"> poteva nascere quest'opera, uno zibaldone di esempi e aneddoti della storia dell'<abbr title="Information and Communication Technology">ICT</abbr> made in U.S.A. volti alla dimostrazione di una sottile quanto significativa tesi: le risorse comuni (</span><span style="font-style: normal;"><a  title="Commons - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Risorse_comuni" target="_blank">commons</a></span><span style="font-style: normal;"> nella cultura anglosassone), a cui tutti hanno accesso, devono essere definite singolarmente in base alla tipologia ed al modo di relazionarsi alla comunità che ne dispone. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;">In altre parole assistiamo oggi ad una tragedia, la medesima descritta inizialmente dal biologo Garrett Hardin in un suo celebre articolo del 1968: </span></em></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;">Immaginatevi un pascolo aperto a tutti e considerate il comportamento previsto dei "pastori" che usano il pascolo. Ciascun pastore deve decidere se aggiungere un animale in più al proprio gregge. Nel prendere questa decisione il pastore raccoglie un beneficio, mentre tutti gli altri ne soffrono. Il pastore ottiene il beneficio di un animale in più, ma sono tutti a doverne sopportare il costo, dal momento che il pascolo deve sfamare una mucca in più. È proprio questo a definire il problema: qualunque sia il costo che viene aggiunto è sempre un costo che sono altri a dover sopportare. I benefici, tuttavia, giovano ad un solo pastore. Ciascun pastore ha così l'incentivo ad aggiungere più bestiame di quanto l'intero pascolo possa sopportare. La tragedia sta in questo: ciascun uomo è intrappolato all'interno di un sistema ch elo obbliga ad aumentare senza limiti il proprio gregge, in un mondo che è limitato. La destinazione verso cui tutti gli uomini si affrettano è la rovina, ciascuno perseguendo il proprio interesse in una società che crede nella libertà del commons. La libertà nel commons porta tutti alla rovina.</span></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;">Pur rifacendosi ad Hardin, i cui studi hanno condotto ad un approccio statalista nella risoluzione del conflitto tra gli interessi dei singoli, Lessig non ne asseconda le idee. Cerca, piuttosto, di seguire una logica di compromesso basandosi sull'esperienza digitale che il mondo ha vissuto negli ultimi 40 anni. Ecco, allora, comparire tra le righe il complesso modello di <a  title="Yochai Benkler - Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Yochai_Benkler" target="_blank">Yochai Benkler</a>, che lega economia e tecnologia. Un modello sociale reticolare, in cui una o più risorse siano comuni, non può che trarre beneficio dall'uso condiviso di queste ultime. D'altro canto, è innegabile, per non affogare nella tragedia dei </span><span style="font-style: normal;">commons</span><span style="font-style: normal;">, che si renda necessario un sistema di controllo degli accessi a queste risorse. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;">Nel campo delle scienze informatiche il problema è ben noto e, data la sua età, è stato anche affrontato adottando tecniche e soluzioni che si sposano ottimamente con le necessità dei cosidetti elaboratori elettronici. Non è così per l'ambito sociale ed è questo il concetto a cui Lessig tiene particolarmente. Bisogna ridiscutere ed aggiornare il sistema di controllo degli accessi alle risorse comuni perché non è utile a nessuno continuare a sottostare al sillogismo che se un certo controllo è necessario, allora più controllo è meglio. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;">Focalizzando l'attenzione sul mondo multimediale dell'informatica e delle comunicazioni, possono essere individuati nuovi modi per controllare le risorse condivise e, dunque, contese, garantendo a chi ne ha diritto il giusto corrispettivo senza impedire agli altri di fruirne liberamente: istituire un termine rinnovabile di cinque anni per i diritti di copyright oppure rivalutare l'uso del copyright solo quando la riproduzione ha scopi commerciali o anche forzare chi presenta un nuovo brevetto a ricercare precedenti opere d'intelletto che siano riconducibili a quella proposta. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;">Perché ciò si avveri, però, bisogna garantire la neutralità assoluta del </span><span style="font-style: normal;">carrier </span><span style="font-style: normal;">medium</span><span style="font-style: normal;">, ovvero della rete, perché sia liberamente accessibile lo strumento principe di diffusione di tutti i contenuti ed essi, liberi o protetti, possano goderne per accrescere il proprio valore.</span></em></p>
<p><a  href="http://www.giovannizuccaro.it/libri/il-futuro-delle-idee/">Il futuro delle idee</a>, un articolo di <a  href="http://www.giovannizuccaro.it" target="_blank">Giovanni Zuccaro</a><br />
&copy; 2010 ~ <a  href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/" target="_blank">Vuoi pubblicare questo articolo sul tuo blog?</a></p>
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