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	<title>Giovanni Zuccaro &#187; facebook</title>
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	<description>Solo un altro prosumer targato WordPress</description>
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		<title>Per chi ha sempre voluto il megafono</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 00:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[La voce è il medium più efficace di espriere le proprie idee, ma gli spazi virtuali si affidano alla parola scritta. Come valutare, allora, la posizione di influenza del singolo nei social media?
L'emergere dei nuovi guru.<p><a href="http://www.giovannizuccaro.it/web/per-chi-ha-sempre-voluto-il-megafono/">Per chi ha sempre voluto il megafono</a>, un articolo di <a href="http://www.giovannizuccaro.it" target="_blank">Giovanni Zuccaro</a><br />
&copy; 2010 ~ <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/" target="_blank">Vuoi pubblicare questo articolo sul tuo blog?</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_474" class="wp-caption aligncenter" style="width: 307px"><a  href="http://www.giovannizuccaro.it/syK8co/wp-content/uploads/2010/11/votantonio.gif"><br />
<img class="size-full wp-image-474 " title="Italiano, vota Antonio La Trippa. Italiano Vota La Trippa!" src="http://www.giovannizuccaro.it/syK8co/wp-content/uploads/2010/11/votantonio.gif" alt="Italiano, vota Antonio La Trippa. Italiano Vota La Trippa!" width="297" height="256" /></a><p class="wp-caption-text">Italiano, vota Antonio La Trippa!</p></div>
<p style="text-align: justify;">La voce è il veicolo, o <em>medium</em>, più efficace di espriere le proprie idee, emozioni e sentimenti. Strillare rappresenta il modo più semplice per guadagnare l’attenzione degli altri e far ascoltare la propria voce: facile farlo nel mondo fisico, molto più difficile, invece, nel mondo virtuale. Prima di tutto il mondo virtuale non si dimostra di facile comprensione per tutti gli utenti che lo popolano ed in seconda istanza, la voce non è il principale <em>medium</em>, o strumento, attraverso cui le informazioni vengono scambiate in rete. Alla voce, infatti, si preferisce di gran lunga la <strong>scrittura</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi 20 anni i numerosi tentativi, soprattutto accademici, di definizione e classificazione d’uso degli spazi virtuali ha messo in evidenza la forte dipendenza che la natura di questi ultimi ha, rispetto alla tipologia di utenza che li popola. La rete acquisisce una valenza realmente sociale, di spazio in cui confrontarsi, quando permette l’aggregazione di utenti attorno alla pubblica discussione di qualsivoglia argomento. I cosiddetti <em>social media</em>, sintesi di tecniche e strumenti 2.0 come <a  title="Wikipedia.org - Homepage italiana" href="http://it.wikipedia.org" target="_blank">Wikipedia</a>, <a  title="MySpace - Homepage" href="http://www.myspace.com/" target="_blank">MySpace</a>, <a  title="Flickr - Homepage" href="http://www.flickr.com/" target="_blank">Flickr</a>, <a  title="Twitter - Homepage" href="http://www.twitter.com" target="_blank">Twitter</a> e <a  title="YouTube - Homepage" href="http://www.youtube.com">YouTube</a> solo per citare i più famosi, hanno enormemente facilitato l’interazione online permettendo ad un’utenza sempre più ampia e variegata di accedere al mondo virtuale, ricco di spunti, elementi e nuovi spazi da colonizzare. Se, da un lato, testi come <em>Neuromancer</em> di <a  title="William Gibson - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/William_Gibson" target="_blank">Gibson</a> e <em>The singularity is near</em> di <a  title="Ray Kurzwell - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Raymond_Kurzweil" target="_blank">Kurzwell</a> ci fanno sognare orizzonti infiniti in cui finalmente l’emancipazione e l’autodeterminazione la fanno da padrone, dall'altro la conoscenza (e le possibilità) che gli strumenti attuali ci offrono è ben più limitata ed empirica.<span id="more-473"></span></p>
<h4>Le dinamiche aggregative nei <em>social media</em> (o almeno quelle che non trovate mai citate nei vostri blog di fiducia)</h4>
<div id="attachment_481" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a  href="http://www.giovannizuccaro.it/syK8co/wp-content/uploads/2010/11/3470650293_60b27d6539.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-473" title="Il confronto stimola la mente, ne avvalora le idee e talvolta le sovverte."><img class="size-thumbnail wp-image-481 " title="Il confronto stimola la mente, ne avvalora le idee e talvolta le sovverte." src="http://www.giovannizuccaro.it/syK8co/wp-content/uploads/2010/11/3470650293_60b27d6539-150x150.jpg" alt="Il confronto stimola la mente, ne avvalora le idee e talvolta le sovverte." width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Il confronto stimola la mente, ne avvalora le idee e talvolta le sovverte.</p></div>
<p>È opinione diffusa, ma comprovata dai fatti, che le scelte fatte da un gruppo moderino gli eccessi e ottimizzino le soluzioni dei singoli. Casualmente, ma non troppo, è lo stesso modello adottato da piattaforme di social bookmarking come <a  title="Digg - Homepage" href="http://digg.com" target="_blank">Digg</a>, <a  title="Reddit - Homepage" href="http://www.reddit.com/" target="_blank">Reddit</a>, <a  title="Stumbleupon - Homepage" href="http://www.stumbleupon.com/" target="_blank">Stumbleupon</a> e <a  title="Facebook - Homepage" href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a>.  <a  title="Lon Safko - Resumé" href="http://www.thesocialmediabible.com/wp-content/uploads/2009/04/lon-safko-biography.pdf" target="_blank">Lon Safko</a>, cui va il merito di aver scritto la prima <a  title="Social Media Bible - Homepage" href="http://www.thesocialmediabible.com/" target="_blank">Social Media Bible</a>, indica alcuni ingredienti essenziali per una strategia vincente nei <em>social media</em>: incoraggiare, stimolare ed utilizzare contenuti <em>user-generated</em>, ovvero scritti dagli utenti (possibilmente altri da noi).</p>
<p style="text-align: justify;">La parola ed il suo uso sono centrali, quindi, sia nella produzione di contenuti fruibili che nell’indicizzazione, ovvero l’attribuzione di un indice di rilevanza ad un determinato contenuto, al fine di facilitarne la ricerca ed il reperimento da parte di altri utenti. Ambedue le fasi sopra descritte non sono di immediata comprensione, né di facile implementazione tecnica. Tuttavia, la validità dell’enorme sforzo cooperativo richiesto dall’uso dei <em>social medi</em>a trova una sintesi perfetta nel termine "<em>Master Mind</em>" (o "<em>Grande Mente</em>") coniato già sul finire degli anni ‘20 da <a  title="Napoleon Hill - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Napoleon_Hill" target="_blank">Napoleon Hill</a>: ovvero la maggiore capacità di un gruppo di persone che collaborano alla risoluzione un dato problema della semplice somma delle capacità dei singoli. Se i singoli sono disposti a mettere in secondo piano le aspettative personali e a guardare allo scopo comune come al principale obiettivo da raggiungere, secondo Hill, è davvero possibile raggiungere obiettivi impensabili e fuori dalla portata dei singoli in quanto tali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è sempre oro ciò che luccica, si sa. Il principale effetto collaterale, studiato e verificato sul campo già a partire dagli anni ‘70 nei lavori di <a  title="Irving Janis - Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Irving_Janis" target="_blank">Irving Janis</a>, riguarda il "<em>groupthink</em>" o "pensiero collettivo": è sistematica all’interno di gruppi, definibili come sistemi chiusi, la tendenza a forme omologate e stereotipate di pensiero. In questo caso, un <em>leader</em> (vogliamo attualizzarlo, rispetto al mondo 2.0 e chiamarlo <em>guru</em>?) e la maggioranza dei membri del gruppo posseggono un’opinione preconcetta e la fanno valere al di là di qualsiasi dissenso o obiezione, <strong>influenzando il resto del gruppo</strong>. Il rischio più evidente ed immediato è, ovviamente, quello di prendere decisioni irrazionali e lontane dalla realtà delle cose, benché condivise e magari discusse.</p>
<h4>Come si diventa un <em>influencer</em>?</h4>
<div id="attachment_480" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a  href="http://www.giovannizuccaro.it/syK8co/wp-content/uploads/2010/11/4989027702_ce9f708239.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-473" title="Chiamar le cose con il loro nome è l’inizio della saggezza."><img class="size-thumbnail wp-image-480 " title="Chiamar le cose con il loro nome è l’inizio della saggezza." src="http://www.giovannizuccaro.it/syK8co/wp-content/uploads/2010/11/4989027702_ce9f708239-150x150.jpg" alt="Chiamar le cose con il loro nome è l’inizio della saggezza." width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Chiamar le cose con il loro nome è l’inizio della saggezza.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Di recente, un gruppo di ricercatori degli <a  title="Hp Labs - Interesting folks" href="http://www.hpl.hp.com/" target="_blank">HP Labs</a> ha svolto un'<a  title="HP Labs - Influence and passivity in Social Media" href="http://www.scribd.com/doc/35401457/Influence-and-Passivity-in-Social-Media-HP-Labs-Research" target="_blank">interessante ricerca</a> dal significativo titolo "<em>Influence and passivity in Social Media</em>", seguendo il sentiero già tracciato in precedenza dai lavori sulla semantica di <a  title="Peter Mika - Homepage" href="http://research.yahoo.com/Peter_Mika" target="_blank">Peter Mika</a> e <a  title="Frank van Harmelen - Homepage" href="http://www.few.vu.nl/~frankh/" target="_blank">Frank van Harmelen</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel settembre 2009 il team ha analizzato per <strong>300 ore continuative</strong>, i dati forniti dalle <a  title="Twitter Search APIs - twitter.com" href="http://search.twitter.com/api/" target="_blank">Search API di Twitter</a>, acquisendo solo i <em>tweet</em> contenenti la stringa "<em>http</em>", ovvero quelli con un <a  title="URL - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Uniform_Resource_Locator" target="_blank">URL</a> al loro interno. Dei <strong>22 milioni di <em>tweet</em> acquisiti</strong>, quindi, sono stati individuati gli autori e, per ogni autore, è stata recuperata, attraverso le Search API, sia la lista dei <em>followers</em> che dei <em>followees</em>. Questi dati di minima hanno permesso ai ricercatori di disegnare una vera e propria mappa delle relazioni sociali che è stata successivamente analizzata sulla base di 4 punti fermi:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">l'influenza di un utente dipende dal numero di utenti su cui viene esercitata e dalla loro passività;</li>
<li style="text-align: justify;">l'influenza di un utente dipende dall'attenzione delle persone su cui viene esercitata nei confronti di un utente rispetto a tutti gli altri: ovvero è maggiore se le persone in questione dedicano molta attenzione ai contenuti di un particolare utente rispetto ai contenuti di tutti gli altri;</li>
<li style="text-align: justify;">la passività di un utente dipende dall'influenza degli utenti a cui è connesso, ma dai quali non è direttamente influenzato;</li>
<li style="text-align: justify;">la passività di un utente è inversamente proporzionale alla sua influenza.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">È evidente che il concetto di <strong>influenza (di pochi)</strong> è associato e correlato a quello di <strong>passività (di molti)</strong>: l'utente medio della ricerca, infatti, retwitta solo <strong>1 URL ogni 318</strong> contribuendo a dipingere sé stesso come un utente passivo, un <em>consumer</em> che non produce alcun contenuto, ma che si limita a fruire di quelli che gli piovono addosso e che lui considera più attendibili. Di conseguenza avere un elevato numero di <em>followers</em> potrebbe rappresentare una barriera, piuttosto che un vantaggio, dal punto di vista della propagazione di un messaggio, poiché la gran parte di quei <em>followers</em> saranno passivi.<br />
Una sorpresa per la fiorente industria nata attorno alle tecniche e ai metodi per acquisire <em>followers</em> sempre nuovi, additandone il numero totale come indice unico di successo e valore. In realtà, conclude la ricerca, la correlazione tra popolarità e influenza è molto più debole di quel che si pensa, perfino più debole di quella espressa della regola aurea dei <em>social media</em>: <strong>1 (produce) : 10 (commentano) : 89 (si limitano a leggere)</strong>.</p>
<h4>Niente paura, ci pensa il <em>guru</em>!</h4>
<div id="attachment_487" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a  href="http://www.giovannizuccaro.it/syK8co/wp-content/uploads/2010/11/social-media-guru.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-473" title="Non siamo ciò che diciamo, siamo il credito che ci danno."><img class="size-thumbnail wp-image-487" title="Non siamo ciò che diciamo, siamo il credito che ci danno." src="http://www.giovannizuccaro.it/syK8co/wp-content/uploads/2010/11/social-media-guru-150x150.jpg" alt="Non siamo ciò che diciamo, siamo il credito che ci danno." width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Non siamo ciò che diciamo, siamo il credito che ci danno.</p></div>
<p style="text-align: justify;">La pratica consolidata, che con un <strong>pizzico d'invidia</strong> porta i 10 commentatori di cui sopra (e qualche mente tra gli altri 89) a tentare la scalata all'1 che produce contenuto, spinge l'<em>influencer</em> ad elevarsi al ruolo di <em>guru</em>. Seppure sia un'etichetta che il più delle volte viene affibbiata dal popolo dei <em>followers</em> all'eletto, di fatto quest'ultimo non fa nulla, o quasi, per tirarla via.</p>
<p style="text-align: justify;">Ah, il <em>guru</em>! Sinonimo sanscrito di maestro o precettore, metafora moderna di guida e massimo esperto.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo non esistono dati certi, né albi professionali, per discriminare un guru dalle dubbie capacità rispetto ad un esperto di settore dalle capacità certe.<br />
Le uniche discriminanti possono essere rintracciate in un pizzico d'esperienza e nel buon senso. In effetti anche delle credenziali verificabili sarebbero utili.<br />
Acquisire esperienza, infatti, è un processo che richiede tempo, dedizione e costanza, tre fattori che difficilmente permettono di acquisire una significativa esperienza in maniera trasversale, così come richiede il campo applicativo dei <em>social media</em>. Non è sufficiente affidarsi ai <a  title="Become a Social Media Guru - 72ave...a joke!" href="http://72ave.com/" target="_blank">corsi in audiocassetta</a>.<br />
Ancora, una delle principali doti di ogni buon maestro dovrebbe essere il <strong>saper ascoltare</strong>, prima ancora di cercare il confronto. Parlarsi addosso, senza conoscere e cercare di capire chi si ha davanti è molto spesso sintomo di presunzione o egocentrismo, quasi mai di padronanza della materia che si sta trattando, ancor più oggi, dal momento che i <em>social media</em> stessi forniscono a chiunque sappia utilizzarli, una quantità infinita di materiale per suggerimenti e guide <em>how-to</em>. All'atto pratico, è impensabile che un <em>guru</em> possa realmente sapere di cosa sta parlando se, ad <a  title="Twitter - Un esempio di dislivello tra followers e followees" href="http://twitter.com/#!/marcogaroffolo/following" target="_blank">esempio in Twitter</a>, non è egli stesso un <em>follower</em> dei propri <em>follower</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenendo fermo il fatto che il contenuto online, inteso come originale, ben strutturato e presentato in maniera efficace, può costituire una solida base su cui fare <em>buzz</em>, ovvero il chiacchiericcio e il passaparola in rete, la storia dei beni non fisici parla di <strong>svalutazione</strong>. Le notizie ed i contenuti messi in rete da chicchesia non sono estranei a questa sorte, ovvero il loro valore è massimo al momento della pubblicazione e va attenuandosi, fino a scemare, con l'andare del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un'altra componente critica dei <em>social media</em> rientra nella categoria dei beni non fisici: il sistema tecnico tramite cui è possibile scambiare il contenuto, ovvero l'insieme dell'hardware di rete ma, soprattutto, del software che gli utenti usano quotidianamente. Banalizzando, possiamo fare riferimento a quest'insieme come <strong>piattaforme</strong>, le stesse già citate all'inizio di questo articolo. Proprio come il loro contenuto, il valore delle piattaforme diminuisce con il tempo e l'unica cura, così come per il contenuto, è il <strong>cambiamento</strong>, inteso come aggiornamento e adeguamento alle necessità dell'utenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, se <em>panta rei</em> sembra essere l'imperativo dei <em>social media</em>, <a  title="Tweepsearch.com - I guru di Twitter" href="http://tweepsearch.com/search?commit=Do+Your+Thing&#038;page=4&#038;query=guru" target="_blank">quale <em>guru</em></a> può effettivamente farsi carico dell'ingombrante mansione di dominare, quando non addirittura anticipare, gli sviluppi dei <em>social media</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">La realtà, <em>au contraire</em>, è che ciascuno è <em>guru</em> tanto quanto gli altri: è difficile acquisirne coscienza, ma ogni <em>guru</em>, in fondo, sa che è bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio (e senza megafono).</p>
<p><a  href="http://www.giovannizuccaro.it/web/per-chi-ha-sempre-voluto-il-megafono/">Per chi ha sempre voluto il megafono</a>, un articolo di <a  href="http://www.giovannizuccaro.it" target="_blank">Giovanni Zuccaro</a><br />
&copy; 2010 ~ <a  href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/" target="_blank">Vuoi pubblicare questo articolo sul tuo blog?</a></p>
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		<title>Facebook e le sue mille facc(in)e</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 10:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un rapido riepilogo delle emoticons e delle loro combinazioni di tasti, liberamente utilizzabili nella chat integrata nelle pagine di Facebook.<p><a href="http://www.giovannizuccaro.it/no-matter/facebook-e-le-sue-mille-faccine/">Facebook e le sue mille facc(in)e</a>, un articolo di <a href="http://www.giovannizuccaro.it" target="_blank">Giovanni Zuccaro</a><br />
&copy; 2010 ~ <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/" target="_blank">Vuoi pubblicare questo articolo sul tuo blog?</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_241" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a  href="http://www.giovannizuccaro.it/syK8co/wp-content/uploads/2009/09/facebook-smileys.png" class="thickbox no_icon" rel="gallery-240" title="Le faccine di Facebook"><img class="size-thumbnail wp-image-241" title="Le faccine di Facebook" src="http://www.giovannizuccaro.it/syK8co/wp-content/uploads/2009/09/facebook-smileys-150x149.png" alt="Le faccine di Facebook e le rispettive combinazioni di tasti" width="150" height="149" /></a><p class="wp-caption-text">Le faccine di Facebook e le rispettive combinazioni di tasti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tra la miriade di <em>enhancements</em> che <a  title="Facebook.com - Home page" href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a> offre, quelli che potrebbero diventare d'uso più comune, a volte si perdono nel mucchio. Molti, infatti, utilizzano giornalmente la chat integrata nelle pagine del popolare social network, ma pochi sembrano sfruttarne a pieno l'interattività.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanti sanno che esistono almeno 23 <em>emoticons </em>da poter utilizzare liberamente?<br />
Basta conoscere la giusta combinazione di tasti!
</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco allora un rapido riepilogo delle <em>emoticons</em> più note, con la rispettiva convenzione di simboli da utilizzare.</p>
<p><a  href="http://www.giovannizuccaro.it/no-matter/facebook-e-le-sue-mille-faccine/">Facebook e le sue mille facc(in)e</a>, un articolo di <a  href="http://www.giovannizuccaro.it" target="_blank">Giovanni Zuccaro</a><br />
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		<title>Delighted for Rifkin</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 20:46:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stranezze del web.<p><a href="http://www.giovannizuccaro.it/no-matter/delighted-for-rifkin/">Delighted for Rifkin</a>, un articolo di <a href="http://www.giovannizuccaro.it" target="_blank">Giovanni Zuccaro</a><br />
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un misto di incredulità e sorpresa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_168" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a  href="http://www.giovannizuccaro.it/syK8co/wp-content/uploads/2009/07/jeremy_rifkin.png" class="thickbox no_icon" rel="gallery-167" title="Delighted for Jeremy Rifkin"><img class="size-medium wp-image-168" title="Delighted for Jeremy Rifkin" src="http://www.giovannizuccaro.it/syK8co/wp-content/uploads/2009/07/jeremy_rifkin-300x181.png" alt="Jeremy Rifkin" width="300" height="181" /></a><p class="wp-caption-text">Jeremy Rifkin</p></div>
<p style="text-align: justify;">Quando si dice del potere dei social network. Un po' come se domani, aprendo Facebook verso metà giornata, trovassi la richiesta d'amicizia del Dalai Lama o di A.S.Tanenbaum. Il giorno prima sei nel letto che leggi i suoi libri e il giorno dopo te lo trovi ad un passo (virtuale) da te. Voi come vi sentireste?</p>
<p><a  href="http://www.giovannizuccaro.it/no-matter/delighted-for-rifkin/">Delighted for Rifkin</a>, un articolo di <a  href="http://www.giovannizuccaro.it" target="_blank">Giovanni Zuccaro</a><br />
&copy; 2010 ~ <a  href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/" target="_blank">Vuoi pubblicare questo articolo sul tuo blog?</a></p>
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